Dharma Storm Intervista

I Dharma Storm sono una symphonic metal band nata nel 2009 e consolidata, a livello di formazione nel 2011. Il gruppo è di difficile collocazione, in quanto gli spunti per le canzoni vengono da una vasta scelta di generi musicali, dal folk al thrash, sfiorando psichedelica e musica sinfonica. I Dharma Storm sono Marco “Brandy” De Angeli (Voice), Nicholas “Mingo” Terribili (drum), Daniele “Harry” Castagna (guitar), Dario “Bois” La Montagna (keyboard) e Gianluca “Piece” Lancianese (bass guitar). Scopri qualcosa in più su di loro con quest’intervista!

-Com’è nata l’idea di formare questa band? E la scelta del genere?
Beh diciamo che l’inizio di questo progetto nasce contemporaneamente alla nascita di una forte amicizia, di quelli che furono i primi membri, e di quelli che hanno confermato successivamente la formazione del gruppo. Ci sentiamo molto legati, perché insieme siamo partiti da zero, conoscendo a malapena il funzionamento di uno strumento, e insieme abbiamo nel corso degli anni affrontato ogni tappa utile e fondamentale per la conoscenza e l’apprendimento, sempre insieme e uniti da una grande passione. Molto spesso i nostri fan, la domanda che più spesso ci pongono è in quale genere poter esser collocati, domanda alla quale rispondiamo che ognuno di noi è riuscito a mettere un po’ del proprio gusto musicale, senza paura di spaziare tra generi anche distanti tra loro, accomunati sempre da quel groove che tanto caratterizza il mondo del metal.

Le tematiche di cui parlate quali sono?
Le tematiche trattate in Not an abyss Prey sono diverse, ci sono brani come Night of the Burning skulls e Across the line of time che affrontano il tema della ricerca del perdono, in Trail of Tears viene criticata l’indifferenza e la capacità dell’uomo di arrecare sofferenza, in Immortal Crew la “ricerca dell’immortalità” come sinonimo di ricerca e crescita personale. Cerchiamo di non porci limiti, purché le tematiche trattate siano in grado di dare una “scossa” all’ascoltatore. O a noi stessi!

-Quali sono gli effetti che di solito utilizzate?
La ricerca del suono è da sempre un aspetto che riteniamo importantissimo, tanto quanto una melodia scritta o un brano composto. A volte è proprio questo che ci ispira per scrivere qualcosa. La parte “Sinfonica” nel nostro lavoro è affidata in gran parte all’utilizzo delle tastiere, che cercano di essere da supporto sia per le parti ritmiche sia per quelle soliste. Per quanto riguarda le parti di chitarra e di basso, cerchiamo sempre un buon suono d’impatto, e dopo innumerevoli tentativi di miglioramento siamo giunti ad un punto in cui crediamo che per delle ritmiche compatte la soluzione migliore sia sfruttare il suono originario di un ampli, affidandoci così alla compostezza di un groove valvolare piuttosto che simulare dei suoni digitali o analogici. Ovviamente per le migliorie degli arrangiamenti e delle melodie specifiche non esitiamo a dilettarci nell’utilizzo di effetti come “delay” o “riverberi” cercando però sempre di ottenere un utilizzo appropriato, evitando così di soffocare un sound che sa darci soddisfazioni e che non smetteremo mai di perfezionare.

-Da quando siete nati ad oggi, siete cresciuti a livello d’esperienza. Volete parlarci di qualcuna di quest’ultime?
La tenacia e la voglia di credere in un sogno ci ha portati a fare un percorso costante e sempre più esaltante. Partendo da piccoli concerti di provincia, ci siamo ritrovati a condividere palchi con nomi immensi e persone magnifiche, abbiamo vissuto l’emozione di stare a contatto con grandi band come Trick or Treat, Secret Sphere, Pino Scotto e tanti altri, che ci hanno arricchito d’esperienza e di ambizioni. Abbiamo presentato “Not an abyss Prey” in occasione del concerto tenutosi all’Orion di Ciampino il 18 Febbraio scorso, in apertura ai Claudio Simonetti’s Goblin, una grande responsabilità vissuta nel migliore dei modi possibili a contatto con artisti incredibili tanto “on stage” quanto nel backstage!

-Cosa ne pensate della scena Underground Italiana? Quali sono secondo voi le band emergenti che sanno muoversi bene in quest’ambiente?
Che è un grande ambiente dove puoi trovare qualità, innovazione, energia, professionalità. Sicuramente c’è il costante bisogno di supporto, cosa che vale a nostro avviso sempre la pena fornire, se si vuol scoprire qualcosa di nuovo! Band che si muovono a dovere nella scena? Sono quei gruppi che riescono a riunire sotto la stessa bandiera passione, qualità e capacità comunicative, così che il proprio lavoro possa essere diffuso ed apprezzato il meglio possibile.

-Siamo tutti consapevoli che oramai in Italia, per emergere, bisogna affidarsi al “Pay to play”. Cosa ne pensate di quest’ultimo? E’ soprattutto giusto secondo voi?
Dunque il discorso è questo: il pay to play è qualcosa che fa parte del mondo musicale e non si è obbligati a condannarlo o denigrarlo. Sicuramente una band deve fare investimenti su se stessa in primis, se dei ragazzi suonano e non sono disposti a investire parte dei loro risparmi per la loro stessa musica, nessuno li costringe perché esistono tante realtà diverse in giro. Dipende dalle ambizioni della band. Il pay to play esiste perché la musica soffre, i concerti sono meno frequentati di tanti anni fa e le spese di mantenimento di certi eventi sono aumentate di conseguenza. Di nuovo, il supporto totale alla scena, non può far altro che migliorare le cose!

-Qualche news futura di cui volete parlarci? Per i nostri lettori, l’ultima parola a voi…
Nei nostri piani c’è sicuramente la produzione di un nuovo videoclip, che vedrà ancora una volta la mente e la competenza di Gaetano Pasella alla regia, come già è stato per blackout, poi alcuni live in giro per lo stivale per continuare con la promozione di “Not an Abyss Prey”. In merito a nuovo materiale, beh, diciamo che magari sul fuoco qualcosa c’è già…

Per saperne di più sui Dharma Storm:

Grazie Dharma Storm, per quest’intervista è tutto!

STAY ROCK! 😉

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