ecuba ifigenia

Cosa avranno mai in comune Marco Betta, compositore con una storia ed una fama prestigiosa, di dimensioni internazionali e sempre in moto tra la Sicilia e il Mondo; un produttore, creatore e ricreatore di materia propria e altrui, Naiupoche, una delle identità di Luca Rinaudo, provetto manipolatore di suoni, ed un genietto dell’elettronica e della musica, Giovanni Di Giandomenico, in continuo movimento e sempre pronto a sfornare nuovi piatti , fumanti e gustosi, nel ristorante della musica? Semplice : la voglia di costruire nuovi mondi e nuovi paesaggi per stupire ed allietare coloro che ascoltano il frutto della loro collaborazione, che in Ecuba | Ifigenia giunge alla prima  tappa.

L’intrepida opera parte con la monumentale ECUBA | IFIGENIA (continuous mix), diciottominutiequarantesettesecondi di pura trance metafisica. Somma e quadra di tutta la collaborazione, risultato finale delle fatiche dei singoli partecipanti al progetto, il pezzo è una roboante cavalcata elettro che stilisticamente riesce a toccare svariati sottogeneri. E’ nell’impatto “visivo” però che vengono raggiunti picchi concettuali davvero ragguardevoli. I due soggetti sono fusi, in un unica forma sfaccettata, sfibrata, senza un proprio profilo, perchè ha in sé il gene della mutazione continua. Unite da un unico viaggio verso l’immortalità. La mente dell’ascoltatore fluttua tra le rovine della storia, e dove Betta delinea un sound definito e personale per restituire l’immagine delle due donne, i capaci compagni di percorso destrutturano abilmente ogni concetto, per poi combinarne i tasselli ottenuti. Tra atmosfere rarefatte ed incalzanti ritmiche, ogni granello di polvere della Trinacria torna magicamente al suo posto, restituendo agli occhi del tramortito uditore, gradevolmente coinvolti,complessi architettonici ormai dimenticati e spazzati via dal tempo e dalla storia. Prodigiosamente appaiono gli anfiteatri ed  i figuranti a rappresentare spietatamente le nostre anime e la nostra vita, quasi a voler risvegliare il nostro passato, quello più profondo e recondito, quello che non conosciamo perchè parte soltanto del nostro bagaglio genetico. Ecuba  è una figura molto controversa nel teatro greco. A partire dalle sue origini. Ed è questo dualismo, questa incertezza di un’appartenenza mai risolta, che più di ogni altro elemento scaturisce dalle note composte e suonate dal piano di Betta. ECUBA restituisce un ritratto malinconico e doloroso del personaggio. Funesto, luttuoso, violento e sventurato, le note ci accompagnano fino alla fine, dove gli sguardi attenti riusciranno a vedere l’ombra del cane Mera che ancora corre in tondo polverizzando sassi con le fauci. In IFIGENIA ( Giovanni Di Giandomenico rework ) il promettente modellatore costruisce una statua possente, ipnotica e trascinante del personaggio, specialmente attraverso le ritmiche. Le note regalate da Betta sono qui masticate, trasformate in bolo e fatalmente gettate in pasto al fruitore. Miriadi di prismi in continuo divenire trovano la loro pace solo nel finale, quasi a voler simboleggiare, come Ifigenia, l’imprevedibilità della sorte e quindi della vita dell’uomo, sempre in bilico tra verità ed apparenza. Ella, con la sua storia traboccante di peripezie, è forse uno dei personaggi più tragici del teatro di Euripide e probabilmente di tutta la mitologia greca. Sempre in bilico tra il volere degli Dei ed i sentimenti degli uomini. Forse per questo che in IFIGENIA Betta elargisce con il pianoforte un’immagine tirata, nervosa ed emozionata. Come una fanciulla che si appresta a sacrificare una ciocca dei propri capelli agli Dei nel rito di passaggio verso l’età adulta. Tutto si chiude con ECUBA ( Naiupoche rework ). In questa personale visione la protagonista diventa materia prima e pretesto per esplorare territori assolati e polverosi, ottenuti tagliuzzando, contraendo ed atomizzando l’idea di Betta. Disorientati dai ritmi mai costanti prendiamo coscienza della fluidità del pezzo nella sua continua evoluzione, restando stupiti.

 

Questa collaborazione risulta sorprendentemente e profondamente proficua. Nonostante le diverse attitudini dei primi attori, il risultato, efficace ed attraente, dimostra ancora una volta che si possono scrivere a tutt’oggi capitoli spumeggianti ed innovativi nel libro della musica, a patto di mettersi in gioco. Bravi!

Stimolante : 7,5/10

Pier-X

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